Le messe in scena di Armando Punzo partono sempre da un testo esistente e sul materiale dato si sviluppa il lavoro della compagnia fino ad arrivare ad una drammaturgia completamente autonoma.
“La drammaturgia viene utilizzata come reagente: partiamo da testi che hanno già creato un immaginario immutabile e immobile nella mente degli spettatori e che quindi permettono il tradimento. Il tradimento è inteso come sottrazione al ruolo, un tentativo di mettere il discussione l'immaginario e di non soddisfare le aspettative del pubblico”.
Lo stesso procedimento di sottrazione viene attuato dal regista sulla la compagnia stessa ed è stato questo il punto di partenza della sua esperienza al carcere di Volterra.
“Il teatro in carcere non vuole essere teatro sociale, il mio obbiettivo è di sottrarre i detenuti dalla scena del sociale che li prevede in un certo modo. La realtà è quasi un testo dato e io su questo testo voglio lavorare per sottrazioni.”
“Ho iniziato la mia esperienza al carcere perché non avevo voglia di trovarmi in nessun altro luogo deputato al teatro”.
Lo stesso spettacolo Pinocchio:
“Bisogna far riferimento al Pincchio di Collodi, all’ultima battuta quando il burattino dice “come son contento ora di esssere un bravo ragazzo”. Io credo che andando avanti questo ragazzino si affaccia sul mondo e guarda com’è... e decide tranquillamente di tornare indietro, di voler essere un burattino. Quindi una non accettazione del mondo e dell’umanita che sembra gli venga regalata. Ma quella che gli viene regalata è l’umanità sociale che noi sappiamo, se ci guardiamo attorno, essere piena di mostruosità a cui io non mi sento di aderire".